Lo sviluppo sostenibile è un aspetto centrale nella cultura contemporanea, inserito nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e articolato in 17 Obiettivi – SDGs, Sustainable Development Goals. Gli insediamenti svolgono un ruolo fondamentale per la sua realizzazione ed il settore delle costruzioni permette operativamante di affrontare le sue sfide globali. Fra di esse il tema del Social housing, che rientra nell’Obiettivo 11 – Città e comunità sostenibili – è uno strumento di ampia portata che, se integrato con l‘Obiettivo 7 – Energia pulita e accessibile – può incidere sui risultati delle politiche abitative. Di solito prevede edifici in linea o a blocco, ma per la tradizionale idea di abitazione diffusa nel nostro Paese, è interessante declinarlo a una dimensione più ridotta Si tratta di edifici unifamiliari/bifamiliari con superficie utile lorda di 100 metri quadri per un’altezza massima di 8 metri, adattabili ai diversi contesti. In una prima ipotesi l’edificio ha due livelli e ospita cinque persone (soggiorno, cucina, tre servizi igienici di cui uno al piano terra, camera matrimoniale, camera doppia e camera singola). Nella seconda ipotesi l’edificio è bifamiliare e i due livelli ospitano due persone ciascuno (soggiorno, cucina, un servizio igienico, camera matrimoniale e studio); in questo caso soggiorno, pranzo e cucina possono essere un ambiente unico. L’edificio è autosufficiente dal punto di vista energetico, a minimo impatto ambientale e evita l’uso di calcestruzzo e malte – quindi è costruito a secco – ed è dotato di sistema di fitodepurazione per gli scarichi. La struttura può essere realizzata in legno (Xlam, Platform frame o lamellare) o in metallo (struttura intelaiata o CFS) e le fondazioni utilizzano sistemi a secco come il palotirante ed il plinto prefabbricato, in funzione del tipo di terreno. L’edificio è pensato per ridurre al minimo l’impronta ambientale e quindi in maniera tale che i suoi componenti possano essere smontati e riutilizzati.