I materiali lapidei hanno da sempre rivestito un ruolo fondamentale nella teoria e nella pratica del costruire, connotando profondamente il panorama delle nostre città.
Negli ultimi anni sono stati immessi sul mercato nuovi prodotti ceramici o ottenuti riaggregando con resine gli scarti di lavorazione dei materiali naturali, che simulano nell’aspetto le pietre ed i marmi.
Questi componenti, essendo materiali industriali, presentano ottime caratteristiche tecnologiche e di aspetto, al contrario dei materiali naturali costanti in ogni lastra, con una serie di vantaggi considerevoli, sia di appeal per il potenziale fruitore finale, sia di utilizzo nei sistemi tecnologici moderni ed in modo particolare in quelli di involucro.
Questi vantaggi, ai quali si unisce anche quello del basso impatto ambientale, però pongono un problema teorico legato proprio al ruolo tradizionale della pietra in architettura, in quanto questi materiali non vengono affiancati a quelli naturali nelle loro applicazioni, ma spesso sono proposti come alternativa, in virtù delle loro qualità prestazionali e mimetiche.
I marmi e le pietre, infatti, sono materiali da sempre fondamentali nell’arte di costruire e devono essere utilizzati in maniera consapevole in quanto risorsa finita, rileggendone il ruolo rispetto al passato, ma non possono essere sostituiti, perdendone le caratteristiche fondamentali, ossia la assoluta varietà e irriproducibilità, che li rendono preziosi, vivi, ricchi di suggestioni e significati, che esigono attenzione, ma stimolano e gratificano la pratica compositiva e progettuale, con riferimenti non solo meramente mimetici, ma reali ed effettivi all’architettura del passato, alle sue caratteristiche e suggestioni, in direzione di nuove interpretazioni.