• Gli involucri di pietra tra tettonica e leggerezza.

  • Il tema degli involucri si presenta attualmente estremamente stimolante, per i significati che questi ultimi assumono e per i valori ed i messaggi che comunicano nell’ambito della città contemporanea.
    In questo settore, forse più che in altri, il progresso tecnologico ha influito sui linguaggi progettuali, fornendo nuovi materiali o nuove possibilità di utilizzo di quelli esistenti, naturali e di sintesi, generando parallelamente riflessioni e discussioni sulle modalità del loro uso. Questo è particolarmente evidente nel caso dei materiali lapidei, per il loro ruolo profondamente radicato nella nostra tradizione costruttiva.
    L’utilizzo di marmi, graniti, pietre e travertini, infatti, porta naturalmente ad una serie di riflessioni sul ruolo stesso che essi rivestivano in passato e su quello che rivestono oggi, ossia sul contrasto fra onestà e valore strutturale da un lato e mimetismo di facciata e di semplice strato esterno indipendente dall’altro.
    La tecnologia offre, infatti, la possibilità di realizzare facciate avanzate, ventilate, in cui le lastre sono appese a sottostrutture in acciaio tramite ancoraggi meccanici ad alta efficienza e di utilizzare lastre sempre più sottili per il rivestimento, fino a sette millimetri di spessore, rinforzate con fibra di carbonio, resine epossidiche e fibre di vetro.
    Una pelle sottilissima di pietra che riveste la struttura e che garantisce una elevate caratteristiche prestazionali dal punto di vista igrotermico, acustico e funzionale, senza perdere le caratteristiche tecnologiche proprie dei materiali lapidei. Uno strato che viene montato a secco e può essere smontato per le operazioni di manutenzione, sostituito ed anche riutilizzato in altri edifici. Queste tecnologie pongono il progettista in una posizione difficile, contrastata, divisa fra la tettonica tradizionale in pietra e la leggerezza dei nuovi rivestimenti, ma allo stesso tempo divisa anche fra scelte che investono il tema, attuale e assolutamente imprescindibile, della sostenibilità. Le nuove soluzioni, infatti, garantiscono un utilizzo maggiormente consapevole dei materiali lapidei, che non sono una risorsa rinnovabile e come tale devono essere usati, con la possibilità di ottenere un maggior numero di lastre dallo stesso blocco e quindi di limitare l’impatto ambientale nella delicate fasi di estrazione in cava prima e di trasporto e di spedizione poi. Queste nuove tecnologie sono dunque fondamentali, devono essere sviluppate ed utilizzate nel miglior modo possibile per ottenere la massima affidabilità nel tempo nei sistemi di facciata e di involucro, ma non devono essere accettate in maniera acritica e eccessivamente vincolata alle esigenze dei produttori di componenti. I progettisti non devono diventare semplici assemblatori di soluzioni preesistenti o allestitori di decorazioni di facciate, ma devono assumere conoscenza, consapevolezza e controllo di queste nuove risorse tecniche. Devono interagire con le aziende nel processo di ricerca, progettazione e realizzazione dei vari componenti del sistema di involucro (lastre di materiale lapideo, ancoraggi meccanici e sottostrutture), per pervenire a soluzioni nuove e rispettose, da una parte delle caratteristiche dei materiali e della loro tradizione, dall’altra delle esigenze collettive della sostenibilità.

  • Primo Congresso internazionale Ar.Tec.
    Intersezioni e mutazioni nei rapporti tra architettura e tecnica

    Roma 2 – 4 Dicembre 2004

    su CD rom, Luciano Editore, Napoli, 2004

    ISBN/ISSN: 8860260353

    Paper selezionato dal comitato scientifico per presentazione

     


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