La facies degli edifici da sempre, oltre a svolgere le funzioni di protezione e separazione dall’ambiente circostante, esprime e comunica un’ampia serie di valori e significati, definendo il suo rapporto con il contesto ed i potenziali fruitori.
Deve quindi soddisfare esigenze e caratteristiche prestazionali da un lato e necessità di messaggi espressivi dall’altro, sottolineando l’importanza per il progettista, in questo stimolante momento di sintesi, delle tecnologie costruttive, che permettono di modulare scelte formali con la necessaria efficacia.
Tra le diverse soluzioni formali e tecnologiche, sicuramente interessante è l’utilizzo dei materiali lapidei per il rivestimento delle facciate, semplici o ventilate, con prestazioni termiche ed isolanti di primissimo livello, senza perdere le ovvie qualità formali ed estetiche che questi materiali, posati in maniera omogenea o combinati tra loro, garantiscono da millenni.
Lo stato dell’arte della ricerca e dell’evoluzione tecnica è rappresentato dall’applicazione dei materiali lapidei nelle facciate ventilate e dalla riduzione degli spessori dei pannelli, per contenere il peso ed i costi, senza compromettere la solidità e la resistenza della superficie di rivestimento, magari cercando anche di valorizzare le caratteristiche di lucentezza e di trasparenza che presenta il marmo tagliato a basso spessore.
I materiali lapidei sono in grado di offrire notevoli vantaggi, tra cui anche durabilità e bassa manutenzione, ma solo se viene posta la massima attenzione nei diversi e complementari momenti di scelta del materiale per il rivestimento (caratterizzazione chimico-fisico-meccanica) e del suo spessore, di progettazione dei sistemi di fissaggio e di ancoraggio in base al tipo di lastra ed al supporto murario esistente e di montaggio, operazione importante per i materiali lapidei in generale e fondamentale per le facciate, sottoposte a sforzi e carichi notevoli e continui.
Vengono infatti realizzati, da un lato lastre in materiale lapideo, dello spessore minimo di cinque millimetri per quelle di granito, incollate con resine epossidiche a pannelli in Alucobond, Honeycomb, fibra di vetro e fibra di carbonio (con peso complessivo minimo di quindici chili per metro quadro per il supporto in carbonio) e dall’altro, sistemi di fissaggio in acciaio, regolabili in tre dimensioni, adatti pressoché a tutti i supporti e in grado di evitare tensioni interne al materiale del pannello.
Queste soluzioni aprono dunque nuove possibilità ed implicano un approfondimento ed una ricerca ad ampio raggio per poter affrontare, con cognizione di causa e con efficacia, le problematiche relative all’utilizzo di questi materiali, tanto antichi ed affascinanti, quanto efficienti, nell’ambito di sistemi tecnologici moderni.